Ti Presento…..Me!
Ti Presento…..Me!
Benvenuto!

 

In questo articolo vorrei presentarmi e parlarti della Dipendenza Affettiva

 

Sono il dottor Iacopo Pierotti, laureto in Psicologia presso l’Università degli Studi di Firenze, iscritto all’albo degli psicologi della Toscana con il n’ 7022 e specializzato in Psicoterapia ad orientamento Gestalt Fenomenologico Esistenziale (Puoi leggere la sezione  “Biografia” per ulteriori informazioni.)

 

Detto questo,

Qui ti parlerò demio VERO percorso non è quello scritto  “sui libri” ma quello sulla pelle, sulle cicatrici.

 

Desidero farmi conoscere anche con le mie fragilità perché con il  tempo sono diventate le mie caratteristiche di forza.

Per questo, voglio farmi conoscere da te!

 

La vita non mi ha risparmiato. Anzi, in certi momenti mi ha messo a dura prova.

 

Perché parlo di dipendenza affettiva? Perché ci sono passato anche io !

 

Ma andiamo con ordine.

Ho scelto la professione di Psicologo cavalcando, in fondo in fondo,  l’idea di poter salvare le persone e ottenere la loro ammirazione. “tu mi hai salvato”!. Adesso ci sorrido su, con tenerezza, ma a suo tempo ci credevo davvero. Vivevo in un illusione.

Finita l’università, ho intrapreso un percorso di specializzazione che ha inciso tantissimo nella mia crescita, sia umana che professionale: più che un percorso teorico, ho intrapreso un “viaggio di iniziazione”, dove ho riscoperto DAVVERO le mie fragilità, i miei bisogni non riconosciuti. Ciò che è nascosto sotto la superficie.

Nel campo dell’affettività, ho vissuto relazioni apparentemente caratterizzate da reciprocità, scambio e solidità. In seguito ho iniziato a comprendere che vivevo in “zone di confort” dove tutto era molto comodo, ma anche molto grigio. Non mi lasciavo coinvolgere, rifiutavo di affidarmi all’altro e sceglievo partner che non ritenevo all’altezza, senza però allontanarmi da loro.

Ed ecco la dipendenza affettiva!

Una persona entra nella mia vita prepotentemente, mi fa sentire speciale, unico e stupendo. “Mi ha scelto”, ho pensato, “ha visto in me qualcosa di unico! Ecco, forse si questa è quella giusta!”.

Ma giusta per cosa? Giusta per ottenere il riscatto, il riscatto dalle carenze e dalle trascuratezze.

Questo però lo capirò in seguito.

Finita il periodo della Luna di Miele, La mia vita si è tramutata in un inferno.

Conosco bene cosa vuol dire perdermi negli occhi di una donna, cercare solo la sua attenzione, le sue carezze, sacrificare tempo alle mie cose per stare con lei, aver paura di perdere l’oggetto del mio amore, la paura del tradimento, dell’ abbandonato o di venire sfruttato, deriso, ucciso nella mia debolezza.

La percepivo come capacissima di fare senza di me, mentre io no.

Ho vissuto per rendere felice un’altra persona senza che questo saziasse minimamente il mio desiderio di sentirmi amato. Insomma, davo davo davo ma quello che ricevevo ( non per mancanza sua, spesso e volentieri) non mi era mai sufficiente.

Ho immaginato la mia partner come bellissima, ultra intelligente, ultra capace, piena di vita, di interessi, di passioni, di colori.

E io? citando Vasco Rossi a “guardarla da fronte del palco”, ad ammirare la sua bellezza e a svalutarmi.

Inappetenza ( ho perso 7 kg in 2 mesi), insonnia e soprattutto gelosia: mi ero illuso che la mia partner potesse, con la sua sola presenza, compensare la mia carenza di amore. Come lei si distaccava da me, io iniziavo a sentire la terra tremare sotto i miei piedi. Una relazione disfunzionale, tenuta in piedi da due persone vittime e carnefici delle proprie fragilità.

Certo,lei ci ha messo del suo, capiamoci: ci perdiamo in due, per ogni dipendente c’è sempre un codipendente o un controdipendente, un partner che “ attiva” certe dinamiche interiori spesso sopite.

Pur di rimanerle accanto ho negato i miei bisogni, li ho cancellati, considerati inadeguati da lei. Ero quasi arrivato ad annullarmi…poi qualcosa è scattato!

Il salvavita!

Intravidi negli occhi degli amici più cari un velo di dolore nel vedere un uomo massacrato e pronto ad autoflagellarsi. Loro si preoccupavano per me… Non potevo più negarlo, stavo male!

Il primo passo è stato riconoscere, fare un voto, un Suicidio Narcisistico in piena regola.

SI, IN QUESTO MOMENTO, SONO DIPENDENTE.

 

Questo è stato il mio primo passo verso di me!  Perché si può… si può “uscire dalla propria gabbia”.

Ah! Ovviamente scordiamoci di avere un tutorial sulla dipendenza affettiva!! Non esiste una linearità, un processo, una “Wikipedia Solution” o delle strategie da usare  per uscire dalla dipendenza affettiva senza affrontare le proprie zone d’ombra.

FIDATEVI DI CHI CI E’ PASSATO! NON ESISTONO LE 7 SOLUZIONI MAGICHE!

Esiste un percorso che si struttura con un altro essere umano, tramite la condivisone o alzando  la mano e chiedere aiuto.

Ho incontrato delle persone favolose sul mio cammino: Il mio terapeuta, adesso supervisore, al quale devo tanto, i docenti della scuola di Specializzazione Istituto Gestalt Firenze diretta da Paolo Quattrini e gli amici/colleghi con i quali ho condiviso tutto il percorso. Grazie a loro ho attraversato il mio deserto interiore per una RINASCITA vera e propria.

Il mio percorso di terapia ha avuto alti e bassi, momenti di consapevolezza alternate a fughe vere e proprie.

Grazie al lavoro sul corpo e alle sensazioni ho preso contatto con la rabbia profonda, che costituisce l’altra faccia dell’accondiscendenza e della disponibilità. Ho preso via via contatto con tale energia, e con la fame di amore,lasciando la lamentela sullo sfondo.

Uno dei momenti cardine della Terapia è stata quando ho realizzato che non mi sentivo autorizzato a chiedere nulla per me, e neanche mi aspettavo di doverlo fare. Restavo in attesa delle gratificazione dall’alta persona.

Mi dicevo ” ma perchè dovrei chiedere? Sto con lei dovrebbe sapere cosa mi serve e cosa può farmi felice!”

Ho realizzato che nascosta sotto l’ammirazione ci stava una montagna di invidia e il disprezzo. E qui sono scappato. Mi sono spaventato e mi sono chiuso a riccio, terrorizzato dal fatto che il mio rancore potesse cancellare quel poco che esisteva di amore tra noi.

Ho abbandonato il percorso per qualche mese, adducendo scuse poco plausibili ma utili a mantenere lo status quo della dipendenza.

Esprimere questo timore, accompagnato e sostenuto da persone fidate, mi ha poi permesso di tornare in terapia e di incontrare le radici profonde della fame d’amore e il copione che via via ho ripetuto negli anni.

Sotto la critica auto ed eterodiretta ho nascosto ciò che ho sempre desiderato.

Ho iniziato a Domandarmi cosa MI serve, cosa MI posso dare,
DI COSA HO DAVVERO BISOGNO.

 

Ho abbracciato così le pretese di un me bambino lasciato solo, nei suoi silenzi, nella sua sofferenza; il dolore faceva da tappo per comunicare i miei reali bisogni (soprattutto a me stesso).

Via via che le sedute sono andate avanti, ho lasciato andare il desiderio di cambiare la situazione e il partner!

Mi sono dato lentamente il permesso di indirizzarmi verso tutto quello che mi piaceva, che mi dava piacere.

Dalle piccole cose in un crescendo continuo fino alle più grandi.

Ricordo che il primo momento di piacere che mi concessi fu preparare al barbecue una bella bistecca, accompagnata da un vino pregiato del Chianti. Lei odiava il barbecue, io invece scelsi di farlo a tutti i costi. In altre situazioni avrei mollato la presa, ma quella volta no.

Perché?

Perché mi piaceva, perché io lo volevo, perché era parte di me, della mia essenza.

Iniziai a mettere in dubbio la convinzione d base: “Quello che desidero è sbagliato o no?

Piano piano, ho iniziato a provare amore per me e per le mie necessità profonde: per quel bambino, nascosto dentro di me, che non si è mai permesso di piangere d’amore.

Ho iniziato a prendermi cura della mia unicità e anche della mia fragilità.

La mia vita è stata caratterizzata da episodi in cui mi sono sentito “trasparente” e questo mi ha inevitabilmente condizionato. Non do la colpa ai miei genitori, anzi. Hanno fatto quello che potevano come meglio hanno potuto.

Ora sta a me prendermi cura delle ferite. Ricordare che saranno lì, che non svaniranno. Ma adesso posso ascoltarmi e scegliere di rendere la mia ferita preziosa, una parte di me unica e della quale aver cura.

A fine della terapia, del percorso di formazione, ho riconosciuto che solo io ho il potere colmare il vuoto della mia solitudine, della fame d’amore, senza pretendere che gli altri lo facciano al posto mio.

Non voglio più svendermi, o darmi in pasto agli altri annullando i miei bisogni profondi.

Adesso….

 

Per quanto riguarda quella storia, beh, si è via via spenta.

La pretesa degli applausi si è ridotta molto: mii guardo con tenerezza, con empatia, sento preziosa la mia unicità; Senza l’aiuto di Terapeuti, Docenti e dei miei amici non avrei mai attraversato il mio deserto interiore per riscoprire la mia unicità, la mia essenza.

Nessuno si salva da solo” scrive Margherita Mazzantini nel suo libro.

Adesso vivo una relazione di piena reciprocità, di interdipendenza. Ho scelto una compagna che “ esce” dal copione. Per la prima volta mi permetto di appoggiarmi quando la ferita torna a farsi sentire, quando mi sento addolorato oppure la sostengo quando lei ha bisogno di cure. Ho fiducia in lei, credo in me e in quello che desidero.

Massimo Borgioni sostiene che “ Se la capacità di affidarsi e di chiedere aiuto non è bilanciata dalla capacità di sostenere la solitudine e di effettuare scelte autonome, si entra in una condizione di dipendenza”.

Condivido profondamente.

Per concludere,

 

Questa è la mia storia, il mio attraversare il deserto interiore. Con tanta fatica, paura, amando il dolore e la mia fragilità.

IMPORTANTE: Non si schioccano le dita e si esce dalla dipendenza affettiva. Per farlo VA CREATO passo passo un percorso di fiducia con un essere umano. Il percorso è duro e faticoso, richiede impegno e tanta disciplina… So che ‘sta cosa piace poco: Impegnarsi e faticare. Nella legge del tutto e subito un percorso di consapevolezza poco si sposa. Come ho già scritto NON ESISTONO SCORCIATOIE O VIE FACILI !

Un’ultima cosa: La dipendenza affettiva si declina in svariate modalità, in numerose varianti. Ne parlerò approfonditamente nei prossimi articoli.

 
Se hai letto fin qui, Piacere di conoscerti.
Questo sono io,
IACOPO PIEROTTI

 

 

 

 

 

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