Illusione D’amore: La dipendenza affettiva nei suoi 4 aspetti chiave
Illusione D’amore: La dipendenza affettiva nei suoi 4 aspetti chiave

Qualche giorno fa, spulciando qua e là su internet, mi sono imbattuto nelle parole dello scrittore olandese Michel Faber, vincitore del premio “L’Aquila – Bper Banca”, il riconoscimento internazionale per la prosa e la poesia e che negli anni ha proposto autori come Adonis, Walkott, Takano, Strand, Simic, Evtusenko, Ben Jelloun, Blandiana, Vaghenas, Darvish, Zagajeski.

“Bisogna tornare alla poesia, per far cessare la confusione che illusione disincanto producono, per trovare l’essenziale senza frastuono”

Faber parla di disincanto e illusione come causa del frastuono interiore, che nella loro potenza, disorientono e indirizzano verso il non essenziale, il di più o l’appagamento temporaneo.

Da quando ho iniziato a prendermi cura della dipendenza affettiva, la mia e dei miei pazienti, mi sono spesso trovato davanti al potere suscitato dall’illusione d’amore.

Quindi, ti lascio i quattro aspetti chiave che ho rintracciato nel cammino di crescita personale e in quello di Psicoterapeuta ( che in parte coincidono).

Partiamo!

1) Non vado bene così come sono!

L’illusione d’amore si poggia su un sentimento profondo: percepire se stessi come indegni di venire amato dall’altro!

” Poi ad un tratto qualcuno (pare) si interessi a me! Mi guarda come se desiderasse solo me al mondo, come se non ci fosse null’altro che la mia presenza a renderlo felice. Mi fa sentire la più bella persona che esista sulla faccia della terra..Mi pareva tanto impossibile….” Racconta una paziente in seduta, ammettendo inoltre di provare molta molta ansia.

Tra aspettativa e delusione si riconosce il vissuto personale nella dipendenza affettiva.

L’aspettativa d’amore sta nel desiderio intimo di incontrare QUELLA persona che “arriva sul cavallo bianco” e finalmente si prende cura della povera creatura sofferente e addolorata, richiedente e richiestiva. Ecco, L’inghippo sta qui.

Si cerca un ideale ma alla fine si trova solo un “uomo e una delusione” ( come disse una persona a me cara) perché non capisce, non ascolta, non parla…” scatenando critica, gelosia,polemiche.. Una vera delusione! ” il principe azzurro, o la principessa avvenente che dir si voglia, esistono solo nei film Disney”. Nella realtà tutti abbiamo delle necessità, dei bisogni da sostenere.

Facile allora tuffarsi in relazioni apparentemente soddisfacenti, ad aprire il cuore alla persona narcisista, al dongiovanni, al sadico; a chi fa del fascino e della conquista lo scopo della vita. A chi fa credere chissà cosa e invece… tutto svanisce in una bolla di sapone. Il tuffo però è senza protezione, per offrirsi a una nuova illusione di amore.

2) L’ Illusione sta nel desiderio di riscatto da ogni forma di sofferenza.

“Io ho iniziato a crederci… Finalmente quello giusto che può GUARIRMI!!” riportò la stessa paziente.

Si, parlo dell’illusione del riscatto, dalle perdite subite, dalle trascuratezze.

Trova radici nell’ infanzia, nell’ idea di poter ritrovare nelle relazioni di intimità adulta una figura come il genitore IDEALE fonte di totale dedizione, rassicurazione, bontà e dedizione.

Ma se tale genitore non è mai esistito, allora non può nemmeno essere rimpiazzato da un partner amorevole ed equilibrato.

3) L’ Illusione della falsa reciprocità. “Ti do, così tu mi dai!”

L’Illusione sta nell’attesa di qualcuno che possa prendersi cura davvero, dal profondo, del dolore e della sofferenza provata.

Si intravede nella cura dell’altro, spesso reverente e via via depauperante, tutto l’amore richiesto e nell’ accontentarsi briciole e degli scarti il poco amore verso se stesso.

Si è sofferto, si è pianto, ci manca qualcosa o qualcuno che ci sorrida, che ci dica bravo. Che ci dica ti amo, che ci dica amore mio sei speciale. Ci è mancato affetto quando necessitavamo, quando eravamo piccoli, quando era davvero dovuto. Quando ci serviva davvero. Tale dolore ad oggi non è più ” sanabile” là come allora.

Non possiamo riavere quel genitore “desiderato” !!

4) Il vissuto illusorio si poggia su di una ferita antica, che c’è , c’è stata, e resterà lì per sempre: solo tu hai la responsabilità di te stesso!

Il sentiero è arduo e faticoso. Non esistono soluzioni brevi, strategie o ” scorciatoie” facili.

Uscire dall’illusione d’amore, dai suoi miraggi, dalle sue tentazioni, è possibile accogliendo “lo schiaffo” violento, la realtà delle cose.

Il cammino può essere paragonato al camminare nel deserto,al riconoscere i miraggi del calore e lasciarli andare,ad accogliere la sete (d’amore) senza lasciare all’altro la responsabilità di soddisfarla.

Ciò vuol dire imparare a trovare un modo per sostenerti, dare ascolto ai bisogni sottostanti spesso nascosti. Creare le condizioni per una sara Autostima.

Vederli implica accollarci la necessità di soddisfare il bisogno che spesso si nasconde sotto le critiche, la gelosia, il lancio di accuse e …. la vergogna!

Non faccio mistero che anche io, qualche anno fa, mi sono perso nei meandri della dipendenza affettiva.

Una volta il mio terapeuta, al termine di una condivisione molto intensa, disse:

“Il caldo che avverti è la ferita che lentamente si rimargina. Non scomparirà, si farà sentire e ti ricorderà che lei esisterà. Come una cicatrice non se ne andrà mai dalla tua pelle. Ma ti ricorderà anche quanto amore puoi essere in grado di darti, senza svilirti o ucciderti per qualcuno che non ti vede. Quando ti accorgi di te,ti dai da solo importanza… ti ami, ti senti Prezioso. Più di ogni altra cosa al mondo.

Per concludere……..

  • Il vero porto sicuro si trova nell’accogliere il dolore della perdita, senza ricercare un compenso da altri.
  • Il dolore ristruttura e ridefinisce la nostra esperienza, crea empatia con gli altri e soprattutto con te stesso, con i bisogni mai ascoltati prima.

Faber: “Ho imparato a scrivere con le unghie dentro, scavare dentro, nonostante il dolore, le ferite, la paura, i dubbi, il buio. Scavare nella carne della carne dell’anima. Nella carne della carne del corpo. Nella carne della carne dell’immaginario. Quando è morta Eva ero spaventato e triste, devastato e infelice. Qualcosa di profondamente diverso dalla depressione. Prendermi cura, accettare ogni pena per la sua perdita credo che abbia prodotto qualche trasformazione nella mia chimica mentale. Che abbia creato come nuovi percorsi cognitivi nel mio cervello che solo la poesia poteva rispecchiare“.

Adesso Faber è autore di successo ma a renderlo poeta, è stato il dolore per la malattia, lunga sei anni, e per la scomparsa, nel 2014, dell’amata moglie Eva.

Dott. Iacopo Pierotti

www.iacopopierotti.it

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